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Destinazione Verona & Garda Foundation | 24 Aprile 2026

ALTE VIE VERONESI

Tre montagne, una provincia: Lessinia, Carega e Monte Baldo

Verona, 24 aprile – C’è una parte della provincia di Verona che si esplora con gli scarponi, non con la cartina del centro storico. È fatta di tre aree montane distinte — la Lessinia, il Gruppo della Carega, il Monte Baldo — ognuna con un carattere diverso, ognuna con i suoi rifugi, ognuna capace di offrire un’esperienza di montagna che vale il viaggio.

Non si tratta di un trekking unico da percorrere in sequenza, ma di un itinerario tematico: tre destinazioni autonome, da esplorare singolarmente o da combinare in un viaggio di esplorazione delle ‘alte’ via veronesi.

Lessinia. Il posto giusto per iniziare.

Il Parco Naturale Regionale della Lessinia è la montagna veronese più accessibile. Quote tra 1.200 e 1.700 metri, ampi altopiani, pascoli e malghe, sentieri ben segnalati e adatti a tutti i livelli di esperienza. Non è la montagna dei record di quota o delle creste affilate, ma è una montagna orizzontale, fatta più di spazio che di quota e ha qualcosa di raro: la capacità di mettere a proprio agio chiunque, anche chi non ha mai dormito in rifugio.

Il Rifugio Lausen a pochi chilometri da velo Veronese è un buon punto di riferimento per questa zona: posizione comoda, escursioni ad anello nei dintorni, ottimo come prima esperienza di pernottamento in quota. Si arriva in auto già a quote elevate e gli spostamenti sono brevi — la logistica, qui, non è mai un problema. Segnaliamo inoltre, il Rifugio Castelberto, una fedele ricostruzione di un ex caserma della Prima guerra mondiale in località Castelberto del comune di Erbezzo, e il Rifugio Primaneve. A 1.766 metri sul livello del mare, il più alto di tutto il parco, il Rifugio Primaneve è un’iconica struttura addossata ad un altissimo traliccio per telecomunicazioni, si trova sulla sommità del Monte Tomba, nei pressi della località turistica Malga San Giorgio, nel comune di Bosco Chiesanuova.

Gruppo della Carega. La montagna che sfida.

Spostandosi verso est, il paesaggio cambia decisamente. Il Monte Carega ha un profilo più alpino: valli strette e profonde — i cosiddetti vaj — pareti rocciose incise in profondità tanto da meritarsi l’appellativo di Piccole Dolomiti. Le quote superano i 2.000 metri, i dislivelli si fanno sentire e il meteo può essere più variabile.

Serve un po’ più di preparazione, ma anche la soddisfazione è proporzionalmente maggiore.

Il Rifugio Revolto è la base logistica principale, raggiungibile in auto. A 1.336 metri, fu aperto come osteria nel 1866, esattamente sul confine tra il Lombardo-Veneto e l’Austria, ora confine fra le provincie di Verona e Trento (Selva di Progno). Un tempo era tappa fissa per i contrabbandieri che introducevano illegalmente in Italia sale, tabacco e altri generi soggetti a dazio. Da qui si sale a piedi al Rifugio Scalorbi, 1.767 metri tra Veneto e Trentino (Ala) — circa un’ora e mezza, due ore di cammino — entrando in un ambiente più isolato e autentico. È la zona ideale per chi vuole fare trekking con pernottamento in rifugio in un contesto davvero montano.

Dalla Lessinia al Carega. Un itinerario di collegamento.

Per chi vuole sentire il passaggio da un’area all’altra, esiste un percorso che le unisce concretamente: un anello di circa 10,5 chilometri che parte da Dogana Vecchia (1.150 metri) e attraversa la Foresta di Giazza, i pascoli d’alta quota e i rifugi della Valle di Revolto prima di arrivare ai piedi del Carega (info).

Il tracciato sale attraverso la foresta fino al Lago Secco, poi guadagna quota verso Malga Campobrun — dove le marmotte segnalano il confine con l’ambiente alpino vero — e raggiunge il Rifugio Scalorbi a 1.767 metri, vicino al Passo della Pelagatta, con vista sulle Piccole Dolomiti.

Monte Baldo. Panorami che si ricordano.

Il Monte Baldo è probabilmente la parte più scenografica della montagna veronese, e il motivo è semplice: è una lunga dorsale oltre i 2.000 metri che guarda da un lato le Alpi e dall’altro il Lago di Garda. Una combinazione visiva difficile da trovare altrove.

Le opzioni di accesso ai rifugi sono varie. Il Rifugio Novezzina (Ferrara di Monte Baldo) si raggiunge in auto. Invece, il Rifugio Chierego (Brenzone sul Garda), a poco meno di 2.000 metri, è il punto di arrivo di un’escursione da Prada Alta o da San Zeno di Montagna — circa due ore di cammino su sentiero regolare, senza difficoltà tecniche — oppure si raggiunge in seggiovia da Malcesine (Funivia Prada-Costabella) con un traverso a piedi di un’ora abbondante. Da lì, volendo, sempre a Brenzone sul Garda, si può proseguire lungo la cresta fino al Rifugio Telegrafo già Barana, più esposto e più alto con panorami tra i più ampi dell’intero arco prealpino. Nel 2025, a 150 anni dalla sua fondazione, il Cai Verona decide di re-intitolarlo (come accadde il giorno dell’inaugurazione storica il 26 settembre 1897) a Francesco Calzolari e Giovanni Pona, padri della botanica e della promozione del Monte Baldo nel Mondo, dopo una parentesi di circa 50 anni che ha reso onore alla famiglia di Gaetano Barana, sostenitrice della ristrutturazione del rifugio negli anni 60 del 900.

I due rifugi possono diventare un’unica escursione ad anello — il trekking in cresta del Baldo è tra i più spettacolari dell’arco prealpino veneto.

Come organizzare il viaggio

Le tre aree sono indipendenti tra loro e ognuna merita almeno una giornata, meglio due se si vuole includere il pernottamento in rifugio. Si possono esplorare in ordine sparso, a seconda della stagione e del livello di esperienza, oppure concatenare in un weekend lungo o in più soggiorni nel corso dell’estate.

La Lessinia per chi inizia.

Il Carega per chi vuole un’esperienza più alpina.

Il Baldo per chi non vuole rinunciare al panorama.

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