Monterosa Ski | 10 Settembre 2026
Paesaggio artigiano: autunno ai piedi del Monte Rosa
Faggi rosso fuoco, larici dorati e vallate che cambiano colore con la quota. Tre passeggiate d’autunno per ammirare il paesaggio del Monte Rosa prima che arrivi la neve
Champoluc, settembre 2026 – Ma qui, ieri sera, è mica passato qualcuno a dipingere le foglie? In certi giorni d’autunno sul Monte Rosa la domanda sorge quasi spontanea. Il rosso dei faggi sembra troppo acceso, il giallo dei larici troppo netto, il contrasto con il verde degli abeti quasi studiato. Ma nessuno ha barato, con i colori.
È il paesaggio stesso che, per qualche settimana, sembra rimettersi al lavoro, mostrarsi in una nuova luce soltanto a chi osa salire di quota in “bassa stagione”.
In autunno il Monte Rosa mostra forse meglio che in qualsiasi altra stagione la sua vera natura. In tutti i sensi.
Il bosco cambia specie, densità e colore con la quota, lascia spazio ai pascoli, si interrompe intorno ai villaggi e, infine, arretra davanti alla roccia e agli ambienti glaciali. Perché non esiste un solo bosco del Rosa. In Val d’Ayas la vegetazione accompagna quasi ordinatamente la salita verso il massiccio; a Gressoney dominano i lariceti, interrotti da radure e nuclei Walser; ad Alagna il passaggio dal bosco all’alta montagna è più rapido e verticale.
L’autunno rende questa geografia visibile. Le diverse specie cambiano colore in tempi e modi differenti e finiscono per disegnare sulla montagna fasce, passaggi e cambi di quota che durante l’estate risultano molto meno evidenti.
Tre passeggiate permettono di osservare questo lavoro da vicino.
Val d’Ayas: il confine tra il bosco e l’alta montagna
Un buon punto da cui leggere la trasformazione è Mandrou, a 1.830 metri sopra Champoluc, il villaggio situato alla quota più alta sulla destra orografica del torrente Évançon. Da qui parte il sentiero verso il Lago Lochien, piccolo specchio d’acqua a 2.277 metri collocato proprio in uno di quei punti in cui il bosco comincia a diradarsi e lascia spazio all’alta montagna.
L’itinerario, che misura circa 5,6 chilometri, richiede all’incirca due ore e mezza ed è classificato E. In autunno offre quasi una sezione verticale della Val d’Ayas: si parte tra gli alberi e si sale progressivamente verso un paesaggio più aperto e minerale, mentre il Monte Rosa occupa sempre più spazio all’orizzonte.
Qui il colore non è soltanto decorazione: segna il punto in cui una forma di paesaggio lascia posto alla successiva.
Gressoney: l’oro dei larici
A Gressoney l’autunno ha soprattutto un colore: quello del larice. È una delle poche conifere europee a perdere gli aghi e, prima di farlo, trasforma interi versanti in grandi macchie dorate.
Il percorso verso Alpenzù Piccolo e Alpenzù Grande, circa due ore di cammino, racconta bene quanto il paesaggio della Valle del Lys sia il risultato di una relazione continua tra natura e presenza umana. Il sentiero segue il segnavia 6 e un tratto dell’Alta Via n. 1, attraversando boschi e pascoli fino agli antichi nuclei Walser.
Case in legno, radure, prati e lariceti sembrano appartenere allo stesso disegno. E in parte è proprio così: nei secoli chi ha abitato queste montagne ha aperto pascoli, costruito villaggi e utilizzato il bosco senza cancellarlo, contribuendo a dare forma al paesaggio che vediamo ancora oggi.
Alagna: il bosco rosso
Se Gressoney diventa oro, Alagna in autunno può diventare rosso fuoco. Il giro delle frazioni alte parte dal centro del paese e sale verso Montella, Goreto e Rusa attraversando uno dei boschi di faggio più scenografici della zona. Il percorso richiede circa due ore, supera appena 200 metri di dislivello ed è indicato anche per le famiglie. Tra Montella e Goreto il sentiero entra nel bosco per poi riemergere tra frazioni risalenti in parte al Trecento, antichi mulini, case Walser e piccoli appezzamenti coltivati.
In autunno le chiome dei faggi passano dal giallo al rosso intenso. Anche le foglie cadute raccontano un rapporto antico con questo ambiente: un tempo venivano raccolte e utilizzate per riempire i pagliericci (materassi), mentre la lana veniva conservata per impieghi più preziosi.
Così una passeggiata nata per cercare i colori finisce per raccontare qualcosa di più: un paesaggio che non è mai soltanto naturale né soltanto costruito, ma il risultato di continue sovrapposizioni.
Boschi, pascoli, villaggi, roccia e ghiaccio: il Monte Rosa cambia forma a ogni quota e a ogni stagione.
In autunno, però, sembra quasi mostrare le pennellate.
Ed è forse questo il momento migliore per accorgersi che il paesaggio non è uno sfondo immobile: è un lavoro in corso. Prima che arrivi la neve a coprire ogni cosa.
