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Ente Nazionale Polacco per il Turismo | 16 Settembre 2026

Gdynia nuovo sito UNESCO

Foto d'apertura: @Polish Tourism Organisation

Roma, 16 settembre 2026 – Lo scorso 26 luglio, il centro modernista di Gdynia, città contemporanea affacciata sul Mar Baltico, è entrato a far parte del Patrimonio Mondiale UNESCO. Un riconoscimento che celebra un esempio di particolare valore architettonico e urbanistico, nato tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, quando un piccolo villaggio affacciato sul mare si trasformò – in poco più di un decennio – in una moderna città portuale.

Una trasformazione sorprendentemente veloce: Gdynia divenne uno dei simboli della nuova Polonia e un laboratorio dell’architettura moderna. Nel suo centro, strade e isolati progettati tra le due guerre racchiudono ancora oggi numerosi edifici, ville e abitazioni moderniste, caratterizzati da linee essenziali, forme geometriche e un forte rapporto con il mare. Il sito UNESCO (ndr. la denominazione ufficiale èGdynia Modernist City Centre’) comprende proprio il cuore di questa trasformazione urbana.

Con questo importante traguardo, i siti UNESCO della Polonia salgono a 18, andando ad offrire un motivo in più per lasciarsi sorprendere da un patrimonio di storia, natura, architettura e ingegno umano, che cambia volto ad ogni tappa e offre ogni volta un nuovo punto di partenza per conoscerlo: città che hanno attraversato secoli di storia, paesaggi dove la natura conserva ecosistemi antichissimi, miniere trasformate in opere d’arte e luoghi che custodiscono la memoria europea.

Le città che hanno scritto la storia della Polonia
Il viaggio inizia da Cracovia, antica capitale della Polonia, luoghi simbolo del Paese. Nel cuore del centro storico si apre il Rynek Glowny, la grande Piazza del Mercato, dominata dalla Basilica di Santa Maria. Ogni ora dalla sua torre risuona l’Hejnal Mariacki, una breve melodia di tromba che si interrompe bruscamente. Secondo la tradizione, il segnale ricorda il trombettiere che nel Medioevo diede l’allarme alla città durante un’incursione mongola e venne colpito prima di poter terminare la melodia.

A Varsavia, invece, il patrimonio UNESCO racconta una storia di distruzione e rinascita. Il centro storico fu quasi completamente devastato durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito sulla base di documenti, dipinti e vedute della città precedente alla distruzione. L’accuratezza dell’opera è diventata essa stessa parte del valore universale del sito: Varsavia è infatti un caso eccezionale di ricostruzione storica di un centro urbano.

Il viaggio nelle città storiche prosegue con Torun, città medievale legata a Niccolò Copernico; Zamosc, progettata nel Rinascimento secondo il modello della città ideale; il Castello dell’Ordine Teutonico di Malbork, imponente complesso fortificato medievale; e la Sala del Centenario di Breslavia, capolavoro dell’architettura del primo Novecento e uno dei più importanti esempi di costruzione in cemento armato della sua epoca.

Dove la natura diventa patrimonio
Per scoprire una Polonia completamente diversa basta lasciare le città e addentrarsi nella Foresta di Bialowieza, nella Regione Podlaskie. Qui il paesaggio conserva ancora le caratteristiche delle grandi foreste primordiali europee, con alberi secolari, zone umide, prati e corsi d’acqua dove i processi naturali continuano a svolgersi indisturbati, oltre ad essere il regno del bisonte europeo, il più grande mammifero terrestre d’Europa e il suo abitante più iconico. La sua presenza è oggi uno degli elementi più caratteristici della foresta e, insieme a grandi mammiferi, uccelli e migliaia di specie di invertebrati, contribuisce a creare uno degli ecosistemi forestali più ricchi d’Europa.

Ma la natura UNESCO della Polonia non si esaurisce qui. Nel sud-est del Paese, nei Monti Bieszczady, si trovano alcune delle aree polacche comprese nel sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa. Qui le faggete raccontano la capacità delle foreste di adattarsi e svilupparsi nel corso di migliaia di anni, seguendo i propri cicli naturali. E c’è anche un modo diverso di incontrare la natura: quello progettato dall’uomo. Il Parco Muzakowski, sul confine tra Polonia e Germania, è infatti uno dei più imponenti progetti verdi d’Europa fondato nell’Ottocento dal principe Hermann von Puckler-Muskau. È proprio questa fusione tra natura e intervento umano ad avergli valso il riconoscimento UNESCO.

Nel cuore della terra
Sotto le città e i paesaggi della Polonia si nasconde un patrimonio altrettanto sorprendente: quello delle miniere, dove il lavoro dell’uomo ha trasformato il sottosuolo in luoghi di straordinario interesse storico, artistico e scientifico.

La più celebre è la Miniera di Sale di Wieliczka, alle porte di Cracovia, dove per secoli l’estrazione del sale ha dato vita a una vera e propria città sotterranea. A decine di metri di profondità, gallerie e camere conducono a cappelle, laghi e sculture scolpite direttamente nella roccia salina. La più spettacolare è la Cappella di Santa Kinga, un ambiente interamente decorato nel sale, dove anche altari, rilievi, statue e lampadari sono frutto del lavoro dei minatori.

Poco distante si trova Bochnia, la più antica miniera di sale della Polonia, la cui attività è documentata a partire dal 1248. Meno conosciuta rispetto a Wieliczka, conserva un articolato mondo sotterraneo fatto di antichi scavi, corridoi, camere e cappelle. Wieliczka e Bochnia sono oggi comprese in un unico sito UNESCO, a testimonianza dell’importanza che l’estrazione del sale ha avuto nella storia della regione.

Il paesaggio sotterraneo cambia a Tarnowskie Gory, in Slesia dove a circa 40 metri di profondità si sviluppa un complesso storico legato all’estrazione di piombo, argento e zinco, con gallerie e sistemi di drenaggio che raccontano l’ingegnosità dei minatori e l’importanza delle risorse del sottosuolo per lo sviluppo economico della regione.

E per andare ancora più indietro nel tempo bisogna raggiungere Krzemionki, nella regione di Santacroce. Qui non si cercano più sale o metalli, ma selce, utilizzata dalle comunità preistoriche per realizzare soprattutto utensili e asce. Il complesso comprende migliaia di pozzi e un sistema di gallerie che testimonia quanto fossero sofisticate le tecniche di estrazione già tra il Neolitico e la prima Età del Bronzo.

Tra spiritualità e memoria
Il patrimonio UNESCO della Polonia si esprime anche attraverso l’architettura, da grandi chiese costruite in condizioni tutt’altro che semplici a piccoli edifici in legno immersi nei paesaggi rurali dell’Europa centrale.

Tra gli esempi più sorprendenti ci sono le Chiese della Pace di Jawor e Swidnica, due imponenti edifici religiosi in legno costruiti nel XVII secolo. A colpire è soprattutto il contrasto tra l’aspetto esterno, semplice e quasi austero, e gli interni, ampi e riccamente decorati, con gallerie sovrapposte, dipinti, sculture e dettagli ornamentali che ricoprono gran parte delle superfici.

Un’altra storia è quella delle chiese in legno della Malopolska meridionale, piccoli edifici religiosi costruiti tra il Medioevo e l’epoca moderna utilizzando tecniche tramandate di generazione in generazione. Immerse nei villaggi e nei paesaggi rurali, conservano decorazioni, dipinti e arredi che permettono di leggere la vita religiosa delle comunità locali. A queste si aggiungono le chiese in legno della regione dei Carpazi, appartenenti a diverse tradizioni cristiane e caratterizzate da soluzioni architettoniche strettamente legate al territorio.

Il patrimonio spirituale comprende anche Kalwaria Zebrzydowska, importante luogo di pellegrinaggio della Malopolska. Il santuario è inserito in un paesaggio di colline e vallate nel quale cappelle, sentieri e architetture riproducono simbolicamente i luoghi della Passione di Cristo. Ancora oggi il complesso è meta di pellegrinaggi, soprattutto durante la Settimana Santa.

Accanto a questi luoghi, il patrimonio UNESCO custodisce anche una delle pagine più dolorose della storia europea. Auschwitz-Birkenau, il più grande complesso concentrazionario e di sterminio realizzato dalla Germania nazista nella Polonia occupata, è oggi un luogo di memoria che conserva le tracce della persecuzione e dello sterminio di milioni di persone.

 

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