Fondazione LEM – Livorno Euro-Mediterranea | 6 Maggio 2026
Livorno rema forte: la città labronica raccontata dai risi’atori e dalle gare remiere
La fine della primavera a Livorno è lo scenario perfetto delle Gare Remiere, competizioni sentitissime e antiche quanto e più della città stessa. Coppa Risi’atori, Coppa Barontini e Palio Marinaro: come sono nate e perché sono così importanti per i livornesi? E non solo.
Livorno, maggio 2026 – Lo scaricatore di porto è un mestiere pericoloso. Lo è in tutti i porti ma, probabilmente, in quello di Livorno, caratterizzato da repentini cambi di vento e da secche fatali anche per i più esperti marinai, forse un po’ di più. Ne sanno qualcosa i pisani, che proprio nella battaglia della Meloria, che prese il nome dalle secche omonime, vennero travolti dai genovesi nel 1284 (si veda: Secche della Meloria | Visit Livorno) in quella che resterà una delle più grandi e determinanti battaglie navali del Medioevo. Si dice, tra l’altro, che in quella occasione sia nata la famosa torta di ceci livornese, inventata per caso da naufraghi genovesi a Livorno e per colpa dei pisani. Ma questa è un’altra storia.
Fare lo scaricatore di porto in questo mare era un mestiere rischioso; perciò, chi prendeva questa strada a Livorno veniva detto arrisicatore o risicatore (chi non ha mai usato il detto toscano “chi non risica, non rosica”?) termine che, con la proverbiale elisione della C del livornese, diventa risi’atore. Si chiamano così da centinaia di anni, da quando Livorno divenne, con le leggi livornine, uno dei maggiori porti del Mediterraneo, a partire dal XVI secolo
I risi’atori erano figure centrali della Livorno portuale. In un’epoca di dura competizione, la loro era una vera sfida per la sopravvivenza: un vascello mercantile compariva all’orizzonte scatenando la competizione tra gli scaricatori portuali che, uscendo rapidamente in mare con i loro gozzi, cercavano di arrivare per primi sottobordo e conquistarsi il diritto a scaricare la merce sulle banchine, facendo a gara con i loro colleghi. Accanto a questa necessità economica, i risi’atori erano noti per il senso di solidarietà marittima. Erano infatti sempre pronti a sfidare il mare in tempesta per mettere in salvo gli equipaggi delle navi in difficoltà. Questa eredità è alla base della Coppa Risi’atori, oggi una delle tre “classiche” del remo livornese: una tradizione che affonda le sue radici in manifestazioni come il Palio Marinaro, le cui prime testimonianze risalgono al XVIII secolo.
Ma le origini delle gare remiere sono addirittura antecedenti all’elevazione a rango di città di Livorno (1606): era infatti in uso, fin dal XVI secolo, festeggiare i grandi eventi con una regata o un “palio di barchette”, o ancora con dispute remiere effettuate in porto. Persino il Granduca di Toscana, Cosimo I de Medici, ne era appassionato e se la godeva dal terrazzino della sua residenza in Fortezza Vecchia. Di grande eco, ad esempio, fu la gara svolta nello specchio d’acqua dei fossi nel 1605, in occasione dell’apertura del canale che circonda Fortezza Nuova.
Nel ‘700 e per tutto l’800 la fama delle “feste d’acqua” livornesi varcò addirittura i confini cittadini, più volte divennero soggetto di tele e stampe e le cui descrizioni riempivano le cronache del tempo. I personaggi e gli ospiti illustri della città erano molto interessati ad assistervi e la ricca borghesia mercantile labronica si prodigava quindi per organizzarle. Particolarmente fastoso fu il grande Palio che, il 21 maggio del 1766, la comunità olandese organizzò in occasione della visita a Livorno di Pietro Leopoldo di Lorena, appena nominato Granduca di Toscana.
Quella tradizione non si è mai spenta. Si è trasformata. Oggi i gozzi non inseguono più velieri mercantili, ma la foga competitiva, i colori dei rioni e la rivalità tra quartieri sono rimasti intatti per secoli. Otto sezioni nautiche — Borgo, Labrone, Ardenza, Ovosodo, Pontino, Salviano, San Jacopo, Venezia — si contendono l’onore su gozzi a dieci remi, ognuna con la propria “cantina” (la sede della sezione nautica affacciata sui “Fossi medicei”), il proprio stemma, i propri colori. Una città dentro la città, che ha trovato nel remo la sua “religione” sportiva. Il cuore della stagione è il cosiddetto “trittico”: tre gare che si svolgono tra maggio e giugno e che rappresentano altrettante facce del carattere livornese.
La prima è la Coppa Risi’atori, domenica 31 maggio, e il suo nome dice tutto. Nata nel 1978 per volontà di un gruppo di appassionati del remo di Borgo Cappuccini e intitolata al Commendator Tito Neri, è la gara che porta in acqua la leggenda degli arrisicatori: 7.600 metri in mare aperto dalla Torre della Meloria fino al ponte girevole della Darsena Nuova, rotta libera, senza esclusione di colpi. La maratona del mare. Il record appartiene al rione Salviano dal lontano 1997 — 33’45″15 — e nessuno è ancora riuscito a batterlo.
La seconda è la Coppa Barontini, sabato 13 giugno in notturna: una gara a cronometro di 3.200 metri nei Fossi Medicei, quel sistema di canali che cinge il centro storico della città. Dedicata a Ilio Barontini, leggendario comandante partigiano, ha qualcosa di unico tra le classiche labroniche: il percorso è stretto e tortuoso, quasi uno slalom sull’acqua, dove l’abilità del timoniere e la sintonia dell’equipaggio contano quanto — forse di più— della pura forza fisica. Le imbarcazioni partono una alla volta, il tempo è l’avversario, e i fossi imbandierati con i colori rionali trasformano la gara in una festa che è anche omaggio alle bellezze di Livorno.
La terza è il Palio Marinaro, sabato 27 giugno, nello specchio d’acqua davanti alla Terrazza Mascagni, con il tramonto sull’arcipelago toscano a fare da cornice. È la gara più sentita, quella che esprime meglio l’anima della città. E quella del 2026 non è un’edizione qualunque: è quella del centenario. Nel 1926, si svolse la prima gara dei Rioni. Un anniversario che pesa, nel senso migliore del termine.
Tutte le gare saranno trasmesse in diretta su gareremiere.tv e su Granducato TV (canale 15 del Digitale Terrestre in Toscana), con riprese da drone rilanciate anche su maxischermi, grazie al Progetto Gare Remiere di Fondazione LEM — Livorno Euro Mediterranea.
