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Ente Sloveno per il Turismo | 13 Maggio 2026

Non solo Pogačar. In Slovenia la bici è cultura quotidiana

Dalle strade tranquille di Lubiana, una delle capitali europee più ciclabili, ai boschi primordiali del Kočevsko, la Slovenia si racconta una pedalata alla volta. Un ecosistema dove la bicicletta non è tendenza ma abitudine radicata, capace di generare campioni e storie comuni.

Milano, maggio 2026 – Per comprendere appieno il senso della bicicletta per la Slovenia, paese natale di uno dei più vincenti e amati ciclisti della storia di questo sport, Tadej Pogačar, bisogna partire, per una volta, dal centro.

E, per la precisione, dal centro di Lubiana.

Sopra l’ingresso del Center Rog, uno dei più grandi e vivaci hub culturali di tutto il continente europeo, situato lungo la sponda nord del fiume Ljubljanica, c’è un’insegna lunga dieci metri fatta di tubi metallici, che ricordano gli stessi tubi con cui, in questo edificio, fino a non troppi decenni fa, si fabbricavano biciclette. È un omaggio discreto, quasi involontario, alle decine di migliaia di Rog Pony che uscivano da queste porte ogni anno negli anni Cinquanta e Sessanta, che gli sloveni usavano per andare al lavoro, fare la spesa, attraversare la città. Si tratta di modelli che oggi definiremmo city-bike, ancora molto diffuse per le strade di Lubiana. Bici un tantino spartane ma fatte per durare, per sopravvivere ai decenni come oggetti di uso comune, non solo come cimeli da collezione.

Muoversi in bicicletta, in sostanza, a Lubiana non è mai stato soltanto un hobby o una pratica sportiva tout-court, ma una necessità legata ai tempi che correvano. Ed è oggi, in tempi diversi, un’abitudine che vive anche nelle nuove generazioni, in grado di esprimere campionissimi delle due ruote come Pogačar (ma anche l’oro olimpico e vincitore del Giro Roglič o il vincitore alla Sanremo Mohorič).

Non è un caso, che siano nati in un paese dove il 70% della popolazione pratica sport regolarmente, le strade sono poco trafficate e la natura è a portata di pedalata. È da questo substrato — silenzioso e quotidiano— che nascono le leggende. Ma anche chi non diventa Pogačar, da queste parti, ha sempre una bella storia a due ruote da raccontare.

Un Paese raccontato in sei percorsi ciclo-pedonali: le Slovenia Green Routes

Proprio negli anni in cui i ciclisti sloveni hanno cominciato a portare in alto il nome del loro Paese, suscitando l’interesse di un vasto pubblico di appassionati e amatori, sono state tracciate le Slovenia Green Routes: sei itinerari tematici che coprono l’intero territorio nazionale, ciascuno con una propria identità e una propria velocità di scoperta. Non sono semplici tracce su una mappa: ogni tappa, ogni posto letto, ogni ristorante lungo il percorso porta il marchio Slovenia Green, la certificazione nazionale che garantisce standard reali di sostenibilità ambientale e rispetto per le comunità locali.

La Slovenia Green Gourmet Route è il percorso più lungo e narrativamente ricco della rete, ma anche quello più adatto a chi ama abbinare, alla pratica sportiva, la buona cucina. Quindici giorni, oltre 860 chilometri tra bici e treno, 16 tappe che attraversano quasi tutta la Slovenia da ovest a est: dalla capitale Lubiana verso le Alpi Giulie e la Valle dell’Isonzo (Soča) — dove si trova Hiša Franko, il ristorante di Ana Roš con tre stelle Michelin — poi giù verso il Carso e la Valle del Vipava, e infine verso est lungo la Sava fino a Ptuj, la città più antica del paese, e Maribor. Non soltanto le stelle della cucina, ma anche e soprattutto mercati contadini, cantine familiari, produttori di miele e formaggi artigianali: un itinerario che mette le persone — prima ancora del cibo — al centro dell’esperienza.

La Slovenia Green Wellness Route collega in 16 tappe le principali destinazioni termali del paese, attraversando la Slovenia centrale e orientale. Il segreto del percorso sta nell’alternanza tra lo sforzo fisico della bici — con tappe pensate per lasciare i pomeriggi liberi — e il relax nelle acque di oltre dieci centri termali certificati Slovenia Green. Le terme, in Slovenia, non sono tutte uguali: a Dobrna, la più antica stazione termale attiva della Slovenia, la sorgente sgorga a 36 gradi ed è alcalina, ricca di calcio, magnesio e bicarbonato — conosciuta dal 1542 come rimedio per disturbi reumatici e ginecologici. Alle Rimske Terme l’acqua ha radici ancora più antiche: i Romani vi costruirono le prime piscine nel 39 a.C. Lungo il percorso si attraversano anche Kostanjevica — nota come la Venezia slovena — e il castello di Otočec, che si erge su un’isola nel mezzo del fiume Krka. Curiosità: a Žalec si trova una delle poche fontane al mondo che eroga birra artigianale locale al posto dell’acqua, una variante interessante alla solita borraccia.

La Slovenia Green Pannonian Route è il percorso più rapido e semplice, ma anche quello che svela una Slovenia meno conosciuta: tre giorni, un anello che parte e arriva a Murska Sobota, nel Pomurje, la regione più orientale del paese ai confini con Austria, Ungheria e Croazia. È la Slovenia della pianura pannonica, dei vigneti a perdita d’occhio e di una gastronomia che mescola influenze mitteleuropee in modo unico. Dalla gibanica, dolce a strati con semi di papavero, ricotta, noci e mele, al bograč, uno stufato di tre o quattro carni cotte in calderone, piatto che a Lendava ha persino un festival dedicato. Lendava, città contesa a lungo tra ungheresi, austriaci e sloveni, vale da sola il viaggio: il suo castello, citato per la prima volta nel 1192, conserva tra le sue curiosità la mummia del generale Mihael Hadik, uno degli eroi delle guerre contro i Turchi.

La Slovenia Green Kočevsko Cycling Loop porta nel cuore verde più selvaggio della Slovenia. Il Kočevsko è la regione più boschiva del paese — il 91% del territorio coperto da foreste — e ospita alcune delle ultime foreste primarie d’Europa, tra cui la Foresta Vergine di Krokar, patrimonio UNESCO. Quattro giorni tra le Alpi Dinariche e il fiume Kolpa, uno dei più puliti d’Europa e il più caldo della Slovenia, ideale per nuotare e fare kayak. Lupi, linci e orsi bruni condividono questo territorio con i pochi abitanti locali: il Kočevsko non è ancora una meta di massa, ed è esattamente questo il suo fascino.

La Slovenia Green Capitals Escape Route è un itinerario breve ma denso: parte da Lubiana — una delle capitali europee più verdi e ciclopedonali — e si addentra verso il Kočevsko e la Bela Krajina, la regione culturale per eccellenza della Slovenia, con i suoi boschi di betulle bianche e le tradizioni folk ancora vive. Il ritorno in treno da Metlika, con la bici al seguito, aggiunge al percorso una dimensione quasi letteraria. È, tra l’altro, il secondo itinerario al mondo a collegare destinazioni con la certificazione Gold di Green Destinations.

Per chi ama la montagna ed è disposto a lasciare la bici a bordo strada per qualche ora, infine, la Slovenia Green Solčava Panoramic Route offre sei giorni di immersione totale nelle Alpi di Kamnik-Savinja, tra le catene montuose meno frequentate e più integre d’Europa. Valli glaciali, masi centenari, pascoli alpini, pastori che ancora attraversano i sentieri con le greggi: il Solčavsko si esplora alternando bici e trekking attraverso le valli Matkov kot, Robanov kot e la più famosa Logarska dolina. La cascata Rinka (90 metri), la grotta Potočka zijavka con resti di 35.000 anni fa — e il più antico ago da cucito in osso mai ritrovato — e il tasso millenario di Solčava ancora vivo e carico di bacche rosse sono solo alcune delle sorprese lungo il percorso, percorribile da maggio a ottobre.

Green sì, ma Green certificato

Dietro la bellezza di questi percorsi c’è un’architettura solida. Il Green Scheme of Slovenian Tourism — questo il nome ufficiale del programma — è uno strumento concreto per valutare e migliorare la sostenibilità di destinazioni e operatori turistici, gestito dall’Ente Sloveno per il Turismo. Le destinazioni vengono valutate secondo il Green Destinations Standard internazionale, riconosciuto dal Global Sustainable Tourism Council, e ottengono una certificazione bronzo, argento, oro o platino. Gli operatori turistici seguono certificazioni riconosciute dal programma — Green Key, Ecolabel europeo, Travelife, Green Globe — creando una filiera in cui ogni anello si misura sugli stessi valori.

Oggi il marchio Slovenia Green conta oltre 130 tra destinazioni, strutture ricettive, parchi naturali, ristoranti e agenzie certificate. In un momento in cui il turismo di massa mostra sempre più le sue fragilità — ambientali, sociali, economiche — la Slovenia offre un modello alternativo che sempre più paesi guardano con interesse.

Un paese piccolo, certo. Ma con le idee molto chiare su dove vuole andare e sul come andarci: in bicicletta, naturalmente.

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