Fondazione LEM – Livorno Euro-Mediterranea | 25 Maggio 2026
Riapre il Museo Fattori: Livorno ritrova il suo pittore
La città di Livorno riapre le porte di Villa Mimbelli e della sua collezione permanente dedicata a Giovanni Fattori, uno dei pittori più influenti della pittura italiana del XIX secolo.
Livorno, maggio 2026. Chi ha già visitato Livorno, lo sa: la città labronica accoglie i suoi visitatori con quello che può essere considerato un vero e proprio inganno.
La grande piazza che si attraversa per raggiungere il centro storico, sorvegliata dalle marmoree statue dei Granduchi ottocenteschi e circondata da eleganti edifici neoclassici e dall’austera Fortezza Nuova, non è, tecnicamente, una piazza. La Piazza della Repubblica, infatti, è in realtà un colossale ponte, della larghezza di 220 m, sorto a metà Ottocento al di sopra del Fosso Reale e definito, all’epoca, il Voltone con riferimento alla “volta” che sostiene la piazza. In un mondo dove le imprese ingegneristiche celebrano i ponti per la loro lunghezza, la città di Livorno può vantare il singolare primato del ponte più largo d’Europa.
Meno in vista di quelle marmoree di Ferdinando III e di Leopoldo II, quasi in disparte e all’ombra dei mattoni in cotto toscano del Cisternino di Città, una terza statua, bronzea, volge il proprio sguardo su questo enorme spazio ovale: è quella di Giovanni Fattori, nato il 6 settembre del 1825 a Livorno da Lucia Nannetti, fiorentina, e Giuseppe, artigiano livornese.
Occorre un piccolo sforzo di fantasia, per immaginare la Livorno della prima metà dell’800, in piena restaurazione granducale, porto franco per i mercanti e collaudata destinazione di villeggiatura per l’aristocrazia europea, frequentata da Mary e Percy Shelley, da Ludwig Tieck, da Bertel Thorvaldsen e da Lord Byron e dove cominciavano a respirarsi i primi sentori di Risorgimento. In questa città, il cui accesso orientale, Porta a Pisa, era proprio situato accanto all’attuale monumento a Fattori, e dove il Voltone ancora non esisteva, mosse i primi passi il futuro maestro dei Macchiaioli, che per tutta la vita poté fregiarsi dell’orgoglio di avere nelle vene “sempre il sangue livornese strafottente”. Come una grande piazza, che una piazza davvero non è.
IL MUSEO CIVICO GIOVANNI FATTORI RIAPRE A VILLA MIMBELLI
Di tutto il resto — di un’esperienza umana e artistica fatta di onde, cavalli, campi e contadine, insieme ai soldati e all’Italia del Risorgimento, e ancora tamerici, covoni, uomini, donne, nuvole e buoi poderosi, inondati dal sole e avvolti in cieli pieni di luce — racconta la collezione permanente del Museo Civico Giovanni Fattori, che torna ad accogliere il pubblico a partire da luglio 2026 negli ambienti storici di Villa Mimbelli.
Il percorso si sviluppa attraverso un nucleo significativo di dipinti, disegni e acqueforti che restituiscono l’evoluzione dello sguardo di Fattori: dagli esordi ancora legati alla formazione accademica, fino alla piena maturità macchiaiola e agli anni della Maremma. Tra le opere più rappresentative conservate nel museo si incontrano scene di vita militare e quotidiana come Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta (studio), Soldati francesi del ’59, La sentinella, accanto a immagini più intime e sospese come Bovi al carro, La libecciata e Mandrie maremmane.
Non manca il Fattori incisore, con una selezione di acqueforti che raccontano, con segno essenziale e quasi ruvido, lo stesso mondo di contadini, animali e paesaggi già esplorato sulla tela — ma qui ridotto all’osso, come se la realtà fosse passata attraverso una lente più severa.
La riapertura arriva dopo la grande mostra dedicata a Fattori realizzata nel 2025, in occasione del bicentenario della nascita, che ha riportato l’attenzione nazionale sull’artista e sul suo legame con Livorno. È proprio da quell’esperienza che nasce il nuovo allestimento: un percorso ripensato, più leggibile e coerente, che restituisce forza e continuità alla collezione permanente.
Le opere dialogano con gli spazi decorati di Villa Mimbelli, tra stucchi e affreschi, creando un contrasto quasi ironico: da una parte la vita vera, aspra e senza pose; dall’altra, la cornice elegante della dimora borghese. In mezzo, il visitatore — che si ritrova a leggere non solo un artista, ma un intero pezzo di Ottocento italiano.
